L’oreficeria longobarda

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L’arte longobarda è il risultato dell’incontro tra culture artistiche diverse. Già all’epoca della loro permanenza in Pannonia – l’antico nome di una regione che oggi comprende parte dell’attuale Ungheria, il land austriaco del Burgenland, la parte settentrionale della Croazia e una parte di Slovenia – i Longobardi erano entrati in contatto con varie popolazioni.

Le influenze ricevute e la rielaborazione autonoma del proprio bagaglio culturale hanno dato vita a uno stile molto particolare che si è manifestato in opere d’arte di una profonda sensibilità. Oggi possediamo diverse testimonianze dell’arte longobarda: sculture, architetture ma soprattutto piccoli oggetti con scopo funzionale o anche solo di abbellimento come nel caso dei gioielli.

Tra le varie espressioni artistiche quella che è più peculiare della popolazione longobarda è infatti l’oreficeria.

Questi oggetti sono arrivati a noi soprattutto attraverso l’usanza di deporre nelle tombe i manufatti più preziosi o caratteristici appartenuti in vita alla persona.

I reperti più antichi mostrano delle decorazioni tipicamente nordiche con figure inorganiche e astratte sulle quali, successivamente, si sovrapposero diversi altri linguaggi.

L’arte decorativa del periodo immediatamente precedente l’arrivo in Italia aveva prodotto oggetti in osso, avorio, ceramica e metalli con decorazioni più o meno elaborate. Alcuni di questi manufatti sono stati portati dalla Pannonia e sepolti nelle tombe della prima generazione di Longobardi. Il loro rinvenimento rappresenta quindi un affascinante quanto notevole viaggio geografico e nel tempo.

I corredi funebri – Cividale è, in Friuli, uno dei luoghi più ricchi in questo senso – erano composti da un quantitativo davvero ingente di gioielli e vari piccoli manufatti come, ad esempio, parti di cinture, fibbie, guarnizioni, spilloni, vasellame, armi e oggetti di uso comune.

La decorazione di questi oggetti metallici era inizialmente caratterizzata da un decorativismo sinuoso e irregolare ma abbastanza semplice, composto prevalentemente da figure di animali stilizzati. Con il passare del tempo questo stile si fece più ricco di particolari e motivi decorativi e al metallo si aggiunsero anche pietre preziose e semipreziose di vari colori, incastonate secondo le tecniche dette “chabochon”, “champlevé” e “cloisonné”.

Tra i molti manufatti che le tombe friulane hanno restituito vi sono gioielli, crocette auree, fibule, pettini, armi, spilli, guarnizioni di cinture e umboni di scudi.

Per quanto riguarda le croci auree (si tratta di leggerissime lamine dorate a forma di croce appunto, semplici o decorate a rilievo, cucite all’abito funebre o al sudario) è stato accertato che la loro presenza iniziò a manifestarsi solo dopo l’arrivo in Italia perché non sono presenti in nessuna sepoltura pannonica. Sicuramente erano un simbolo di cristianità ma non si può dire se nella versione ariana, inizialmente professata dai Longobardi, o in quella cattolica. È però interessante che le crocette siano progressivamente scomparse dalla fine del VII secolo, quando le discordie tra ariani e cattolici vennero meno e con loro la necessità di ribadire l’appartenenza a uno o all’altro credo. L’uso di questi oggetti è attestato solo tra i Longobardi e non in altre popolazioni germaniche. Molte crocette cividalesi, come ricordato, sono semplici e prive di decorazione se non i segni dei punzoni lungo i bordi. In altre, invece, i bracci sono riempiti da un intrico di linee sinuose, a volte terminanti con animali stilizzati o in tentativi di rappresentazione di figure umane.

Anche le guarnizioni – principalmente quelle di scudi – potevano essere estremamente preziose e curate.

L’oreficeria longobarda produsse, oltre a questi oggetti, anche elementi funzionali in ferro, bronzo o argento che presentano un notevole interesse decorativo, come le fibule e le guarnizioni delle cinture.

Le fibule sono essenzialmente di tre forme: a staffa, a S e a disco e potevano essere decorate in vari modi.

Il primo tipo è composto da una testa dalla forma rettangolare o di semicerchio, un collo, un corpo dalla forma ellittica e un piede. Spesso una raggiera di borchiette è situata sulla testa a ventaglio. Le fibule ad S invece hanno la forma tipica di questa lettera e potevano presentarsi anche costituite da una doppia serpentina che ricorda il simbolo §; erano generalmente decorate con paste vitree o pietre preziose. Infine, le fibule a disco hanno una forma tondeggiante piuttosto semplice, recavano una decorazione a pasta vitrea, pietre preziose o filigrana.

Le donne longobarde apprezzavano molto i gioielli e alcune vennero sepolte con i loro pezzi migliori. Nelle necropoli sono state spesso rinvenute perline colorate, pendagli e anche moltissimi ciondoli composti da pietre dure che venivano probabilmente appesi alle cinture come amuleti. Sempre nelle tombe femminili è molto frequente ritrovare oggetti quotidiani che erano tuttavia impreziositi da elaborate decorazioni. Si tratta di pettini – per lo più in osso – e spilloni per vesti o per capelli. Gli spilli avevano spesso una capocchia decorata: vi sono esempi di capocchie a forma di colomba a tutto tondo e a cestello intarsiato.

Ma da dove provenivano i metalli utilizzati dagli orafi longobardi? Quasi sempre, anche per i pezzi più pregiati, venivano riutilizzati metalli più antichi i quali erano fusi con varie tecniche. Alcune crocette auree, ad esempio, sono state plasmate fondendo monete d’oro bizantine (solidi) mentre per certe fibule è stata realizzata una doratura ad amalgama, ovvero mescolando limature d’oro con mercurio. Si otteneva in questo modo una pasta che veniva applicata alla superficie dell’oggetto; il mercurio veniva poi fatto evaporare riscaldando il pezzo fino a 352° e il gioiello lucidato.

Al Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli è esposta una gran varietà di questi oggetti, alcuni dei quali sembrano così attuali, per forma e colori, da lasciare impressionati.

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