Le 7 note per 7 musicisti

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In un libretto graziato dalle illustrazioni dolci e armoniose di Alice Beniero, il compositore e direttore d’orchestra Carlo Boccadoro ci svela in modo semplice e curioso i retroscena dietro ai grandi nomi della musica. Una ad una, sempre più appassionanti, scopriamo le vite di importanti musicisti classici, alcuni nati in una famiglia e in un ambiente fertile per una carriera musicale, altri emersi da povertà e ignoranza.

Le 7 note per 7 musicisti è uscito nel 2016 con Mondadori. Sulla quarta di copertina c’è scritto “dai 10 anni”.
Tutti sanno, molti inconsciamente, che i cosiddetti “libri per bambini” sono i più belli di tutti i libri. Non perché siano corti, non perché siano illustrati (seppur questo giochi un ruolo importante), ma perché sono raccontati come se qualcuno ci raccontasse, faccia a faccia e a parole sue, una bella storia. Niente descrizioni didascaliche, enumerazioni, commenti, critiche, digressioni, paragrafi stracolmi di lemmi che si spintonano tra di loro, no. Carlo Boccadoro parte da un monaco, Guido D’Arezzo, che per facilitare i suoi studenti nell’apprendimento delle note, associa a ciascuna la sillaba iniziale dei versi di un inno religioso:

UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
Sancte Iohannes.

Le ultime due maiuscole sono di “Sancte Iohannes”, traformate nella nota SI, poiché è proprio dell’Inno a San Giovanni che si tratta. L’UT iniziale, invece, diventerà DO in Italia per la parola Dominus, invece rimarrà tale e quale in Francia.
Dopo questa scoperta, sorprendente per chi come me non è erudita nella materia, ne seguono molte altre. Chi sa, ad esempio, che un giovane tedesco, di nome Johann Sebastian, è disposto a percorrere 400 chilometri a piedi pur di andare a sentire il grande compositore e organista Dietrich Buxtehude, che suona nella città di Lubecca? Siamo alla fine del XVII secolo, e il ragazzo fa di cognome Bach. Non vi svelo quanto ci impiega ad arrivare a destinazione, tocca a voi scoprirlo.

Del resto all’epoca di Bach non mancano solo i motorini e le biciclette, ma anche i dischi o i registratori: se un compositore vuole conoscere lo stile di altri autori, specialmente se si tratta di autori stranieri, deve andare a sentirli di persona, oppure studiare le loro partiture.

La tenacia, la curiosità e l’impegno sono le parole chiave.
Bach era un grande esperto della meccanica dell’organo, e veniva invitato in molti paesi per collaudare gli organi cittadini, pratica che diventa la sua seconda professione. Boccadoro ci racconta inoltre come le composizioni di Bach, oggi considerate “tra le espressioni più alte dello spirito umano”, fossero in realtà lavori nati per motivi pratici, ad esempio composti per la funzione religiosa a cui i fedeli partecipavano in chiesa.

Quasi cento anni dopo la nascita di Bach, a Salisburgo, un un bambino compone un Minuetto dedicato al clavicembalo. A cinque anni, Wolfgang Amadeus Mozart impressiona suo padre Leopold, eccellente musicista e primo ad accorgersi del genio del figlio. Questo genio gli crea anche qualche problema, come quando nella Pasqua del 1770, dopo aver sentito il Miserere di Gregorio Allegri, lo sa riprodurre alla perfezione. Il quattordicenne Mozart viene accusato di aver rubato il manoscritto dell’opera, tenuto sotto chiave nella Cappella Pontificia e nascosto persino durante gli spettacoli, eseguiti al lume di candela per tenere il pubblico all’oscuro. Quando capiscono che non è stato furto ma talento, la notizia arriva persino al papa.

Nel 1787, a Vienna, per l’unica volta nella sua vita Mozart incontra qualcun altro di nostra conoscenza. Così lo descrive, dopo avergli chiesto di improvvisare qualcosa al pianoforte: «Ecco uno che farà parlare di sé tutto il mondo».
La storia di Ludwig van Beethoven è travagliata: molti sapranno della sordità che l’aveva colpito, pochi invece sanno che secondo una parte del pubblico e dei suoi colleghi dell’epoca, è la sordità che negli ultimi anni gli impedisce di accorgersi dei “difetti” delle sue opere, ritenute di difficilissimo ascolto e quasi ineseguibili. Tuttavia, la prima esecuzione della Nona Sinfonia, il 7 maggio 1824 a Vienna, è un successo enorme. «Se non piacciono oggi piaceranno un’altra volta. Le generazioni future mi ripagheranno dell’incomprensione dei miei contemporanei».
Tanto di cappello.

Boccadoro ci allieta poi con una sfida, quella tra Donizzetti e Bellini, ci trasmette un po’ della gioia di vivere di Gioachino Rossini, e ci fa rimanere a bocca aperta raccontandoci come Verdi, in un momento molto buio della sua vita, ricomincia a scrivere grazie ad alcuni versi che trova in un libretto d’opera. “Va pensiero su l’ali dorate”.
Voliamo un po’ anche noi, leggendo questo libro. Buona lettura e buon ascolto.

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