L’arte tipografica veneziana

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Dalla seconda metà del XV secolo, l’arte tipografica veneziana ha conosciuto un periodo di splendore e intensa vivacità commerciale. Le prime tracce di stampa veneziana risalgono alla fine del Trecento e sono rappresentate da silografie raffiguranti Santa Caterina da Siena e dai Salteri per fanciulli. Nondimeno, è soltanto nel 1469, con la concessione del privilegio pro arte introducenda a Giovanni da Spira, che la stampa è ufficialmente introdotta presso la città. Questo privilegio vieta a chiunque altro di praticare l’attività di stampatore e, data la sua natura, consiste in un’esclusiva assoluta: ha come scopo la tutela del capitale investito e la protezione dalla concorrenza e dal plagio, ma rappresenta, allo stesso tempo, una garanzia di qualità. Tuttavia, Giovanni da Spira muore poco dopo, invalidando il privilegio a lui concesso.

Il secondo privilegio librario è concesso, nel 1486, allo storico Marco Antonio Sabellico, per le sue Decades rerum Venetarum. In questo caso, il privilegio gli è accordato in virtù della sua opera di divulgazione sulla storia di Venezia: egli celebra ed esalta la Repubblica, accrescendone la fama. Infine, segue il terzo privilegio, di cui gode Andrea Badoer, che riguarda uno strumento per facilitare la navigazione. Dal 1492, i privilegi librari si moltiplicano, poiché gli stampatori comprendono quanto sia importante tutelare la loro attività dalla concorrenza e proteggere il loro interesse economico.

Come vediamo, Venezia si dimostra una città all’avanguardia e molto interessata alle attività economiche emergenti, soprattutto in ambito tipografico. Esse sono favorite dalla presenza dei mercanti, riuniti presso il fondaco, e degli stampatori tedeschi. Nel 1479, nasce la Compagnia di Venezia, grazie alla collaborazione di Giovanni da Colonia, primo grande imprenditore librario veneziano e Nicholas Jenson, stampatore francese ideatore del carattere romano tondo.
Sulla scia del successo degli stampatori, mercanti ed editori tedeschi, Venezia ha un grande mercato; l’ambito testuale comprende: testi latini, greci, seppur in minima parte, religiosi, giuridici e in volgare.

Nel 1481 l’attività della Compagnia di Venezia termina, ma la città continua ad essere il polo più importante per il mondo del libro, in attesa della fondamentale operazione editoriale e tipografica avviata da Aldo Manuzio, insieme ad Andrea Torresani e al sostegno di Marco Barbarigo, il figlio del doge. Aldo Manuzio è riconosciuto come il promotore della prima esperienza culturale totale del Rinascimento veneziano; egli pubblica centotrenta edizioni in trent’anni: una trentina di prime edizioni di filosofi e letterati classici e opere che riscuotono un grande successo come l’Hypnerotomachia Poliphili, gli Asolani di Bembo e gli Adagia di Erasmo. Inoltre, mette in atto due esperimenti nel campo della tecnica editoriale: il volume in ottavo, non da lui inventato, ma perfezionato, e il carattere corsivo dell’incisore Francesco Griffo. Nonostante Manuzio scompaia nel 1515, l’attività editoriale aldina continuerà fino al 1590, ovvero per ben tre generazioni.

La fama di Manuzio è imperitura, tant’è che, a distanza di cinquecento anni, il genio e l’attività dell’editore sono state celebrate dalla mostra Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia allestita presso le Gallerie dell’Accademia, spostata in seguito in Via Zamboni a Bologna. Per l’occasione, l’editoriale Topolino, con un chiaro intento divulgativo e strizzando l’occhio ai giovanissimi, si è incaricato di un importante obiettivo: far conoscere l’opera del Manuzio non soltanto ad una nicchia ristretta e d’élite, ma anche ai lettori in erba.

E così, nella short story intitolata Zio Paperone e i libri segreti di Paperus Picuzio, lo sceneggiatore Alessandro Sisti e il disegnatore Valerio Held, di origine veneziana, presentano la figura di Paperus Picuzio, «un grande erudito del passato, considerato il primo editore moderno!», come conferma lo stesso Pico De Paperis. Picuzio, che ha bisogno di essere finanziato nella sua impresa, incontra l’opposizione di Barba Paperone (“zio” in veneziano), in quanto non vuole pubblicare «canzoni e istoriette divertenti», ma tramandare la cultura classica. È proprio lo stesso Paperone, in virtù della sua nomea di taccagno, a consigliare all’editore di ridurre le dimensioni dei volumi, per pubblicare grandi classici “che si possano tenere in mano” (e risparmiare, ovviamente).

Vediamo come, il marchio editoriale di Manuzio, l’àncora aldina, sia presentato ancora una volta come il significativo emblema dell’arte tipografica, della cultura e di un rinnovamento alla luce della tradizione.

Letture consigliate:

F. Barbier, Storia del libro. Dall’antichità al XX secolo, Bari, Dedalo, 2004.

A. Sisti (soggetto e sceneggiatura); V. Held (disegni), Zio Paperone e i libri segreti di Paperus Picuzio, in Topolino n. 3151, Panini Comics, Modena, aprile 2016.

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