Allan compiva cent’anni proprio quel giorno. Solo un’ora dopo, nella sala comune della casa di riposo, avrebbero avuto inizio i festeggiamenti. Sarebbe stato presente persino il segretario comunale. E l’inviata del giornale locale. E tutti gli ospiti dell’ospizio. E tutto il personale, capitanato dalla ringhiosa e arcigna infermiera Alice. Soltanto il festeggiato non aveva la benché minima intenzione di partecipare.”

 

Allan Karlsson, centenario eccentrico, è un protagonista imprevedibile, non convenzionale, terribilmente ostile a qualsiasi norma di civile convivenza e insopportabilmente sfacciato, che sceglie di fuggire dalla casa di riposo di Malmköping (Svezia) poche ore prima l’inizio dei festeggiamenti per il suo compleanno. Caricatura moderna e piacevolmente vivace di un vecchio film comico in bianco e nero, sopravvive scivolando in punta di piedi e senza davvero sapere come, non perdendo mai quel cinismo disincantato capace di regalare un’ironia di acume insolito.

 

Preso il primo autobus verso una destinazione praticamente sconosciuta, Allan inizia un’avventura al limite del grottesco, deliziosamente paradossale, che si srotola tra una mascherata di personaggi impietosamente ridicoli (tra i quali una banda di delinquenti inesperti e un grosso elefante fuggito da un circo) e una delirante carrellata di flashback sul passato, che ripercorrono la storia del protagonista, dalla primissima infanzia all’infelice reclusione in casa di riposo.

 

Trascorsa la giovinezza nella Svezia dei primi del ‘900, il nostro protagonista scopre prestissimo di avere un talento quanto mai insolito, potenzialmente letale e apparentemente difficile da controllare: quello per gli esplosivi. Dopo un’ esemplare gavetta durante la guerra civile spagnola e un incontro alquanto scomodo con il generale Franco, si troverà (apparentemente per caso, e senza davvero rendersene conto) al centro dei più grandi avvenimenti del secolo breve, che osserverà con irresistibile ironia e spiazzante irresponsabilità; le sue battute sono di un candore quasi infantile, i giudizi secchi e semplici, le sfide audaci e la lingua incontrollabile. Da Stalin a Harry Truman, passando per Winston Churchill e Mao Tse Tung: qualsiasi pilastro della storia recente viene demolito e ricostruito a suon di battute taglienti, che tirano fuori i mostri dall’armadio e li vestono da esseri umani. La voce di Allan è carica di satira in bilico tra il bonario e il crudele, tra l’ingenuità e la noncuranza, tra l’umoristico e il vero e proprio grottesco (comunque separati da un confine estremamente labile).

 

Giornalista svedese alla prima esperienza narrativa, Jonasson riesce a creare una storia abilmente congegnata nella sua semplicità, che semina tra le righe sorrisi appena soffocati e che viene condotta con leggerezza dall’inizio alla fine.

 

Jonas Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – 2011, Bompiani – 446 pagine

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