La «lalangue», la lingua primitiva dell’essere umano

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«Il nostro non è più il tempo della lettura; la cultura dell’immagine sembra aver confinato questa pratica in una zona non ben definita, perché le immagini sono immediate, mentre la lettura è un esercizio che richiede tempo». Massimo Recalcati inizia in questo modo la sua lezione, dal titolo Elogio del leggere: presentando quella che è una buia constatazione a proposito della situazione culturale attuale. Ma, sottolinea il professore, quando parliamo di letteratura parliamo prima di tutto di linguaggio (e cita la lezione tenutasi la mattina con Ivano Dionigi e Federico Condello, a proposito dell’importanza della lingua latina), e la psicanalisi cerca di utilizzare una lingua originaria, che è matrice di tutte le altre ed eccede dai codici di ogni linguaggio; il maestro di Recalcati, Jacques Lacan, ha forgiato un neologismo per identificare questa particolare forma di espressione: «lalangue» che in italiano è tradotto come «lalingua».

La lalangue è quella lingua che precede l’alfabeto e la grammatica, che sorge con l’inizio della nostra vita ed è in grado di descrivere i sentimenti; in una parola, è la lingua che si mescola al corpo: non nasce come qualcosa che esce dal corpo, ma che si unisce ad esso nell’espressione dell’essere umano. È depositata nell’inconscio, e la sua prima manifestazione è la lallazione, quando i bambini cominciano a balbettare suoni incomprensibili per manifestare i loro desideri attraverso la potenza del suono e del corpo.

Per descrivere il rapporto della lalangue con il linguaggio, e quindi con la lettura, Recalcati ci accompagna attraverso un percorso quasi antropologico: «Prima di tutto c’è la ‘lalangue’, poi la ‘lingua della famiglia’ – che è quella dell’appartenenza, chiusa e confinante, ma della quale abbiamo bisogno – infine, nel terzo passaggio, c’è la ‘lingua dell’alfabeto’, che per raggiungerla ci chiede di recidere i legami che ci tengono attaccati alla lingua della famiglia». Recalcati parla quindi della ‘lingua dell’alfabeto’, quella che ci permette di comunicare con il mondo al di fuori di noi stessi e della famiglia. Ma fulcro della lezione è l’importanza che assume in tutto ciò il processo della lettura: leggere unisce al linguaggio articolato i suoni e le sensazioni della lalangue, permettendo ad un libro di «leggere noi ancor prima che noi leggiamo lui». La lalangue è intrinseca anche nella poesia, poiché ogni parola degna di essere chiamata ‘poetica’ sconvolge il codice costitutivo della lingua dell’alfabeto.

Recalcati conclude la sua complessa lezione regalando al pubblico un assaggio dei libri che hanno saputo leggere in lui, e lasciare un segno indelebile nella sua visione del mondo: «Da Il sergente nella neve, all’Odissea, a L’interpretazione dei sogni.. Cos’avevano in comune tutte queste letture per me? Il suono, l’emozione, la capacità di leggermi dentro; in una parola, la lalangue».

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