Il 22 giugno 1941 Hitler diede inizio all’Operazione Barbarossa. Alle 4.45 di mattina 146 divisioni tedesche cominciarono ad avanzare su un fronte enorme, dal Mar Baltico al Mar Nero: dopo appena due giorni erano penetrate nel territorio sovietico per oltre 160 km. Nelle steppe della Russia meridionale e lungo il basso corso dei fiumi Don e Dnepr si erano stanziati fin dal XVI secolo i cosacchi, popolazione nomade di origini slave. “Uomini liberi“, questo il significato del tartaro Kazak, abili guerrieri a cavallo, divennero ben presto il più formidabile corpo d’armata dell’esercito zarista: nel 1812 furono i principali artefici della disfatta di Napoleone Bonaparte. Rimasero sempre fedeli allo Zar e per questo, in seguito alla Rivoluzione Bolscevica e alla salita al potere di Stalin, furono oggetto di repressioni e deportazioni: nel 1923 venne proibito l’uso del termine “cosacco”. L’invasione nazista offrì loro una possibilità di rivalsa. I tedeschi, facendo leva sul loro sentimento anti-sovietico, li integrarono nella Wehrmacht e nelle Waffen-SS, per sfruttare la loro conoscenza del territorio e le loro formidabili doti guerriere. In cambio promisero loro la riconquista delle terre d’origine e la piena autonomia.

Ma l’inaspettata controffensiva sovietica rovinò i piani tedeschi. Il 10 novembre 1943 un proclama del comandante della Wehrmacht Wilhelm Keitel garantiva ai cosacchi un territorio in cui stabilirsi autonomamente, visto che il ritorno nelle terre d’origine era “temporaneamente impossibile“. I tedeschi, nella loro straordinaria pragmaticità, cercarono di trarre profitto anche da una sconfitta. Dall’estate del ’44 la Resistenza in Friuli si era intensificata, culminanando nella nascita della Repubblica Partigiana di Carnia e nella costituzione di due “zone libere”, il Friuli Orientale e la Carnia. Fu qui che i tedeschi decisero di far insediare i cosacchi: nel luglio del ’44 ebbe inizio l’Operazione Ataman. Il 20 luglio giunsero in Carnia i primi convogli, attraverso la ferrovia Villach-Tarvisio. Nel giro di poche settimane circa 22 mila cosacchi si stabilirono tra il Tagliamento e il paese di Osoppo, non solo soldati, ma anche familiari e bambini: la migrazione di un’intera etnia.

Ebbe così inizio la costituzione della Kosakenland in Norditalien promessa dai tedeschi. In settembre la 305° divisione tedesca, appoggiata da reggimenti cosacchi e fascisti, riconquistò le “zone libere”. Il capo supremo delle forze cosacche, Petr Krasnov, si insediò a Verzegnis, che divenne capoluogo della Carnia cosacca. Vennero create 44 stanitse, presidi militari per il controllo del territorio, e vennero cambiati i nomi dei paesi. L’organizzazione sociale, gli stili di vita e le cerimonie religiose cosacche vennero imposte alla popolazione. Per sette mesi la popolazione carnica fu sottoposta a ruberie e maltrattamenti. Ma l’esito negativo della guerra pose ben presto fine alla pretesa cosacca di stanziarsi definitivamente in Carnia: l’avanzata degli alleati costrinse le truppe naziste a ritirarsi prima in Austria e poi verso la Germania. Nel maggio del ’45 i cosacchi, privati del fondamentale apporto militare delle divisioni tedesche, furono costretti a fare altrettanto. Si conclude così la storia di un’incredibile migrazione etnica, che di certo nessuno poteva aspettarsi all’alba di quel 22 giugno 1941.

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