Jurassic World. Il Regno distrutto: la nuova frontiera del franchise di Jurassic Park

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Sono passati venticinque anni da quando, nel lontano giugno del 1993, usciva nelle sale americane uno dei più famosi film della storia del cinema: Jurassic Park. Da qualche settimana è in sala il quinto capitolo della saga, il cui nome è un programma: Jurassic World: Il Regno distrutto.

Diretto dal regista spagnolo Juan Antonio Bayona, sequel del campione d’incassi del 2015 Jurassic World, il film vede i precedenti protagonisti Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Dearing (Brice Dallas Howard) attivarsi nel tentativo di salvare i dinosauri di Isla Nublar (l’isola su cui sorgeva il Jurassic World e, ancora prima, il Jurassic Park) da una nuova e probabile estinzione, causata dall’imminente esplosione di un vulcano. Non tutto però è come sembra: dietro all’impresa vi è lo spregiudicato Eli Miles (Rafe Spall) intenzionato a vendere gli animali al miglior offerente per finanziare i suoi progetti di creazione di un dinosauro ibrido in funzione bellica e militare.

Centrale in tutto il film il ruolo giocato dal dibattito sulla “potenza genetica“: in un mondo in cui i dinosauri sono tornati in vita, la clonazione ha assunto caratteri simili a quelli dell’energia nucleare e della sua proliferazione: se esiste e possiamo sfruttarla, perché non farlo? Di fatto, nonostante lo scontro tra il capitalista Miles e gli “attivisti” Claire e Owen, a risultare vincente sarà la visione del primo, caratterizzata dalla commercializzazione degli animali ai fini più disparati, piuttosto che un’autentica salvaguardia ambientalista dei redivivi dinosauri, il cui destino è del tutto ignorato o non esercita alcun interesse agli occhi dell’opinione pubblica.

La pellicola si presenta infatti come un interessante e coinvolgente punto di svolta nel contesto della trama della serie “Jurassic”, da sempre incentrata sull’avventura nelle isole abitate da dinosauri. Come detto, l’esigenza tematica della “potenza genetica” estende lo scenario ben oltre a una roccia in mezzo all’oceano, coinvolgendo il mondo intero, cambiando drasticamente il rapporto dei protagonisti con gli animali preistorici. Qualcosa che, in sostanza, fa stringere i denti a chi, fervente fan della serie, fatica a riconoscere il film come parte integrante della saga di Spielberg.

Errori di sceneggiatura circa i dettagli, come la diversa rappresentazione del parco giurassico rispetto al capitolo precedente (prima collocato nell’entroterra dell’isola, mentre ora posto sulla costa) e i mancati riferimenti alla trama di due capitoli su tre della trilogia originale (come l’assenza di spiegazioni sul destino della seconda isola vista nel Mondo Perduto e in Jurassic Park 3) contribuiscono inoltre a motivare il dubbio che Il Regno distrutto possa non essere un film “realizzato dai fan per i fan” (come fu Jurassic World) piuttosto un film “esterno” alla serie, unicamente improntato a esprimere nuove e inedite idee cinematografiche che poco hanno a che fare con l’originalità e il lascito di Jurassic Park.

Una nota a margine la censura della versione italiana. Già, perché, per rendere il film più alla portata di un pubblico al di sotto dei 14 anni, in accordo con il regista, sono state eliminate alcune scene ritenute troppo violente, come la perdita di un braccio o lo squartamento di una persona. Persino il t-rex che divora una capra, immagine canonica del primo Jurassic Park, non si è salvata da questa opera di taglio, già di per sé ridicola se si pensa ai contenuti colmi di sangue dei film di Spielberg e mai divenuti oggetto di contestazione. Tuttavia, sembrerebbe che, almeno nella versione home video, tali scene non siano state cancellate in maniera definitiva.

In sostanza il film si presenta come una pellicola apprezzabile e godibile nelle serate di questi freschi weekend estivi. In quanto capitolo di transizione essa può essere giudicata tranquillamente senza infamia e senza lode in attesa che la sua trama si concluda nel capitolo finale previsto nel 2021. In ogni caso, tolta la questione della censura nostrana e della sceneggiatura lacunosa, Il Regno distrutto è in grado di incuriosire gli appassionati e, allo stesso tempo, rinvigorire le critiche da parte di chi possiede con la saga un rapporto più “romantico”.

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