So che mi è toccato vivere in un’epoca che considera l’ingenuità una causa persa, e il caso viene presentato come un succedaneo della volontà. Tutto appare programmato in anticipo e lentamente perdiamo la capacità di lasciarci stupire, di ammettere che l’insolito è possibile.

 

Un racconto è, nell’immaginario di ogni lettore, quel piccolo miracolo di carta stampata che racchiude in poche facciate il senso di una vita intera, di cui poco o nulla si sa, ma che viene rappresentata nella sconcertante brevità di un istante, l’unico a contare davvero, speciale per la magia fuori dall’ordinario che vi sta avvenendo. Mancano le informazioni di contorno che spesso riempiono le pagine dei romanzi, non c’è tempo per i convenevoli: l’autore siede allo stesso tavolo del lettore, stipula con lui un accordo che non ha bisogno di parole e lo sfida a tornare bambino, per ricostruire con la sola immaginazione un disegno solo abbozzato, di cui si distingue solo qualche contorno a pennarello (lo spazio da riempire con i colori è incredibilmente vasto, di sicuro non gradito ad un lettore pigro).

 

Incontro d’amore in un paese di guerra, raccolta di ventiquattro istantanee, ha bisogno di poche pagine per far lavorare una fantasia che non si sapeva di possedere. Seguendo quello che è il sentimento più bistrattato e calpestato da tanta narrativa moderna, l’amore, veniamo guidati in una sequenza di vite tratteggiate con candore e luminosità, che fanno pensare a stanze ariose illuminate dalla luce di una domenica, grandi viali alberati, foto in dagherrotipo, bianche parentesi nell’infuriare di un conflitto, che si risolve tra le mura di una stanza o sconvolge un’intera nazione.

Storie di antieroi, svolte mancate, vane attese e incertezze di un minuto, ricordi che si dissolvono in una nuvola di fumo, simboli ancestrali, divagazioni impreviste. Sotto, come una filigrana, i colori accesi del Cile e del Sud America, tra duri paesaggi andini, grandi città e imponenti rovine di un passato quasi mitico.

 

Un giovane si lascia accecare dal baluginio di un sogno (ma era davvero un sogno?), un gruppo di attivisti sotto copertura attraversa il confine con la Bolivia per combattere con i guerriglieri del Che e unirsi al loro grido, un eccentrico ferroviere regala ad un gruppo di esiliati un sogno rimettendo in funzione una vecchia locomotiva inglese, un amante qualsiasi è alla stazione e aspetta una donna: vite che si accavallano in meno di 200 pagine, vittorie e fallimenti, storie di umanità che ci insegnano ad amare la vita anche nella più lucida delle consapevolezze, piccole fotografie che gridano le loro storie per non essere dimenticate. La prosa di Sepúlveda, delicata e spesso sognante, ricca di colori accesi e sfumature, avvolge perfettamente i fatti narrati e dà loro una consistenza quasi materica, a tre dimensioni.

 

Solare, coraggioso, assolutamente irripetibile.

 

Luis Sepúlveda, Incontro d’amore in un paese di guerra – 2005, edizioni Guanda – 210 pagine

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