In “Sono tornato” “Lui è tornato”?

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Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se un personaggio tra i più famosi, vissuto più di settant’anni fa, tornasse in vita nei giorni nostri? Cosa direbbe del mondo in cui si trova? Come agirebbe? Dove andrebbe? La gente comune si accorgerebbe di lui o lo prenderebbe come un sosia così somigliante, così identico all’originale da attribuirgli per forza di cose carattere di falsità e di presa in giro?

A tutte queste domande c’è stato chi, come il regista Luca Miniero, e ancor prima di lui il regista David Wnendt e lo scrittore Timur Vermes, ha provato a rispondere. “Sono tornato“, film uscito lo scorso febbraio, è il risultato finale di questo tentativo: ricalcando in salsa italiana la famosa pellicola del collega Wnendt “Lui è tornato”, Miniero sostituisce al redivivo Adolf Hitler nella Berlino contemporanea un altrettanto redivivo Benito Mussolini nella Roma dei giorni nostri.

Il Duce, fucilato dai partigiani nei pressi di Dongo, in Lombardia, il 28 aprile 1945, inspiegabilmente riappare 72 anni dopo, disteso a terra con le caviglie legate, in un parco della Capitale. Rialzatosi e liberatosi dai lacci, percorre, disorientato, diverse strade tra cui Via dei Fori imperiali, la via che lui stesso aveva voluto col nome di Via dell’Impero per celebrare i trionfi militari della guerra d’Etiopia.

Il ricordo delle imprese d’Africa è ormai storia passata ma la visione del Continente nero gli si ripresenta nella forma degli immigrati che, assieme ai turisti e ai romani, affollano le strade della Capitale. “Sono a Roma o ad Addis Abeba?” pensa tra sé e sé un disorientato Mussolini: “E se sono a Roma allora ci hanno invasi. Gli abissini hanno fatto scattare la controffensiva”.

Un piccolo siparietto iniziale di una vicenda che porterà il Duce (interpretato da Massimo Popolizio) a conoscere Andrea Canaletti (Frank Matano), uno sfortunato regista in erba che, pensando si tratti di un attore, farà dell’ex-dittatore una star del web e della televisione, portandolo in giro per l’Italia, facendogli intervistare persone comuni, spianando la strada al suo ritorno.

Quando però Canaletti verrà a patti con la realtà e si accorgerà che quello che ha davanti è il vero Duce del Fascismo sarà ormai troppo tardi: come lui infatti, la quasi totalità degli italiani penserà si tratti di una figura comica e, inebetita dal suo fascino, avallerà tutte le affermazioni e azioni di Mussolini, arrivando persino a perdonargli l’uccisione quasi in diretta di un cagnolino.

Curiosità di “Sono tornato”, come pure quella di “Lui è tornato”, sta proprio nell’essere un film a metà tra il recitato e la Candid Camera: molti degli intervistati da Canaletti-Matano e da Mussolini-Popolizio nel corso del film sono persone vere, cittadini comuni alle prese con la vita di tutti i giorni; i quali non sempre stanno allo scherzo, esternano affermazioni talvolta poco serie ed esilaranti, talvolta non troppo democratiche e molto serie, talvolta pesantemente critiche nei confronti del Duce.

Torniamo alla domanda iniziale: cosa potrebbe pensare Mussolini del presente, dell’Italia e degli italiani del XXI secolo?

Eravate un popolo di analfabeti. Dopo ottant’anni torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti.

Una comica nel film ma che nasconde un fondo di verità. No, non parliamo di quelle considerazioni nostrane che puntualmente sentiamo in giro ma della considerazione che il vero Mussolini aveva degli italiani. Il Duce di Miniero qui non è andato troppo lontano dalla realtà: il 21 giugno 1940, undici giorni dopo aver dichiarato guerra, il genero di Mussolini Galeazzo Ciano annotò nel suo diario alcune affermazioni del parente:

E’ la materia prima che mi manca. Anche Michelangelo aveva bisogno del marmo per fare le sue statue. Se avesse avuto soltanto argilla, sarebbe stato soltanto un ceramista.

E ancora:

Un popolo che è stato per sedici secoli incudine, non può, in pochi anni, diventare martello.

Quest’ultima è forse una delle più famose frasi critiche di Mussolini sugli italiani. Il Duce, benché la propaganda esaltasse le sue affermazioni circa la grandezza della “stirpe italica”, era un fine conoscitore del suo popolo e non ne ebbe mai profonda stima. D’altro canto si parla di un uomo che, per salire al potere, sfruttò a suo vantaggio le pieghe e le crepe di una società, caotica e anarchica, che conosceva bene e che, al massimo della sua gloria, si illuse di aver cambiato.

Per restare al vertice della politica, dovette poi scendere a compromessi, millantando una rivoluzione che di rivoluzionario aveva solo il nome. Sicuramente poi, per le sue riforme, godette di enorme consenso presentandosi come uomo forte del momento, simbolo di virilità e attivismo.

In verità Mussolini era un uomo volubile, approfittatore, pronto a rinnegare in pubblico le sue stesse affermazioni in base alle esigenze dettate dalla convenienza (lo dimostrano le dichiarazioni alla folla del 1934 e del 1938 sul tema dell’antisemitismo). Privatamente invece, sebbene spesso incline a rapporti extra-coniugali, si trattava di un uomo legato alla famiglia, molto affettuoso e presente verso suoi figli ai quali non fece mancare nulla.

In “Sono Tornato” Miniero presenta un Duce rigido, monolitico, preso e semplificato dall’immagine, reale ma puramente propagandistica, di uomo forte che lo stesso dittatore si era creato. Di fatto ciò consente che l’approccio tra Mussolini-Popolizio e le persone che incontra nelle varie città sia il più naturale possibile, sebbene questa interpretazione vada a discapito non solo della scoperta del mondo contemporaneo e delle ipotetiche reazioni da parte del Duce ma anche del Mussolini privato.

Del tutto assente è infatti il Mussolini rilassato, normale, alle prese coi piccoli problemi della vita quotidiana, gli stessi che la moglie Rachele e i figli Edda, Romano, Vittorio raccontarono alle telecamere decenni più tardi la sua scomparsa. A livello emotivo, il Duce del 2018 mostra commozione unicamente nel ricordare l’amante Claretta Petacci mentre riferendosi alla figlia tratta quest’ultima alla stregua di un’iscritta al partito fascista, senza farsi alcuna domanda su che fine abbia fatto la sua famiglia o se e chi siano i suoi discendenti.

Non basterebbe questo articolo per descrivere le particolarità del film e la complessa psicologia di Mussolini. Sulla ricostruzione del protagonista di “Sono tornato” molto altro sarebbe da aggiungere, a partire dal rapporto con il mondo ebraico (esasperato nel film su ricalco della pellicola tedesca). Limitatamente a queste considerazioni, si tratta di un film piacevole con tratti di comicità, adatto a passare due orette davanti allo schermo, sebbene manchino quelle particolarità in grado di divertire e attrarre fino in fondo lo spettatore.

Al lettore quindi l’ardua sentenza: in “Sono tornato” “Lui è tornato”?

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