Gino Luzzatto: un profilo

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La storia di Ca’ Foscari non può esser raccontata senza passare per coloro che, nel corso dei suoi 150 anni, contribuirono a darle lustro. Tra essi, nome di gran fama a Venezia, in Italia e all’estero, era quello di Gino Luzzato.

In molti forse, specialmente coloro che hanno avuto a che fare con economia o giurisprudenza, lo ricorderanno come l’autore di libri di Storia economica, ma egli fu molto più che un semplice autore. Classe 1878, padovano nato in una famiglia ebraica, dopo il percorso liceale nel 1898 si era laureato in Lettere all’università di Padova, conseguendo poco tempo dopo una seconda laurea in giurisprudenza presso l’università di Urbino.

Erano solo i primi passi: dopo un periodo passato a insegnare in diverse scuole secondarie dell’Italia centro-meridionale, insegnò all’Istituto Superiore di Commercio di Bari (odierna Università “Aldo Moro”) per poi approdare, nel 1921, all’Istituto Superiore di studi commerciali di Trieste (odierna Università degli studi di Trieste).

L’anno successivo la sua bravura gli aprì le porte di Venezia: a Ca’ Foscari Luzzatto fu il primo docente in assoluto di una materia che fino a quel momento in Italia non esisteva né come insegnamento e nemmeno come scienza; Storia economica. Un’ occasione non da poco se si pensa che di lì a breve, nel 1925, egli sarebbe diventato direttore dell’Istituto.

Erano però gli anni del fascismo: Luzzatto, antifascista convinto, già autore per testate giornalistiche come l’Unità di Salvemini e Critica sociale di Turati, aveva firmato nello stesso anno il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Una firma che pesò non poco sulla sua carriera universitaria e che lo costrinse, sempre nel 1925 e sotto minaccia, alle dimissioni dalla carica di direttore. Non solo: politicamente vicino ad un’associazione dichiaratamente antifascista, “Giovane Italia”, egli fu arrestato e incarcerato a Milano per circa un mese.

Nonostante queste problematiche, Luzzatto riuscì a mantenere la cattedra di storia economica a Ca’ Foscari, diventano, tra il 1926 e il 1937 autore prolifico di diversi saggi e ricerche. Pilastro fondamentale della disciplina in Italia restano ancora oggi i suoi volumi di Storia economica dell’Età moderna e contemporanea, pubblicati proprio negli anni ’30.

Il 1938 però fu per lui un anno difficile: nel settembre di quell’anno entrarono in vigore le leggi razziali, provvedimenti antisemiti emanati dall’allora governo fascista su spinta di Mussolini. Tra essi alcuni articoli riportavano che gli ebrei non potessero avere alcun ruolo negli uffici e nell’insegnamento nelle scuole e nell’università, in quanto “nemici” dello Stato e dell’Italia. Ciò si tradusse nelle dimissioni di Luzzatto dalla cattedra di Storia economica, che venne occupata da un nome successivamente famoso per la storia d’Italia: Amintore Fanfani.

La perdita di un valido docente non fu vista con indifferenza a Ca’ Foscari: in occasione del discorso d’inaugurazione dell’anno accademico 1938-39 l’allora Rettore Agostino Lanzillo spese in pubblico parole “di affetto e lode” nei confronti del dimissionario Luzzatto. Parole che lo stesso ex-docente ricordò in una lettera di ringraziamento a Lanzillo ma che, per questioni di ufficialità e di aderenza al regime, non furono trascritte nella pubblicazione dell’Annuario accademico.

Rimasto a Venezia, negli anni della guerra, Luzzatto si prodigò nell’organizzazione di una scuola per gli alunni ebrei allontanati dalla scuola pubblica italiana. Non solo: come esponente del Comitato veneziano della Delasem (Delegazione assistenza emigranti ebrei), si attivò a tenere aperti i canali per favorire l’emigrazione verso le Americhe e verso la Palestina di chi, all’interno della comunità ebraica, esprimeva la volontà e il desiderio di andarsene dall’Italia.

Con l’8 settembre 1943 egli scappò a Roma, rimanendovi fino alla fine della guerra. Nel 1945 rientrò a Venezia, questa volta però nelle vesti di nuovo Rettore di Ca’ Foscari, traghettando l’università dell’era post-fascista verso la normalità della vita culturale democratica. Non solo: a fianco di una rinnovata attività pubblicistica, ritiratosi dall’insegnamento nel 1953, egli si interessò attivamente di politica e di altri aspetti culturali, divenendo sia consigliere comunale della città di Venezia che presidente della famosa Fondazione Querini Stampalia.

Morì a Venezia nel 1964.

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