Dal 25 al 28 agosto si è svolto il 46° Festival Mondiale del Folklore Castello di Gorizia, organizzato dall’Associazione Culturale Etnos. Così per quattro giorni il piccolo capoluogo si è animato: tanti colori, musiche e gruppi folkloristici provenienti da Argentina, Martinica, Cipro del Nord, Grecia, Slovenia, Francia e per l’Italia la Sardegna, oltre agli Sbandieratori di San Gemini.

Sono stati veri giorni di “fuoco” per tutti coloro che hanno seguito il festival nel suo retroscena, cosa normale quando si organizza un evento di così grande importanza, ma che si capisce solo vivendo in prima persona. Le persone dello staff sembravano una vera e propria “famiglia”: ragazzi e adulti, tutti volontari, che ogni anno si mettono a disposizione per realizzare quello che ormai è diventato un evento tradizionale per Gorizia. Con un grande lavoro di squadra come il loro il successo è assicurato e lo dimostra il fatto che ogni anno il festival raggiunge un ottimo risultato.

Quando sei dalla parte del pubblico, però, ti perdi quasi tutta quella che è l’essenza del festival: l’unione dei popoli. I momenti più belli sono stati proprio lontano dal palcoscenico: i Sardi che ballavano con gli Argentini, i musicisti di Cipro che dopo il pranzo suonavano le loro musiche tradizionali e battevano tutti le mani a tempo, i Greci che coinvolgevano i presenti nella loro famosa danza greca. Una delle cose che fa riflettere è vedere questi gruppi, diversi per cultura, tradizione e lingua, ma che si impegnano al 100% per rendere al meglio le loro esibizioni, con tanta voglia di divertirsi e di far divertire il pubblico. Vedere i colori, i costumi, sentire la melodia di canzoni molto diverse da quelle cui siamo abituati, tutta l’atmosfera rendeva Gorizia una città insolita: l’armonia, la felicità e l’allegria erano nell’aria e riuscivano a coinvolgere tutti. I più piccoli erano attratti da questi ballerini con i “vestiti strani”, mentre le persone anziane sembravano essere le più felici. Uno dei gruppi si è anche esibito in una casa di riposo. Gli ospiti avevano occhi luminosi, tanta voglia di far festa e lacrime di gioia, perché il festival non si era dimenticato di nessuno. Anche i bambini sono riusciti a trovare spazio, infatti c’era una mostra di disegni creati proprio da loro. Venivano raffigurate tutte le nazioni del mondo, tramite bandiere, oggetti tipici del luogo rappresentato oppure principesse. Insomma questo evento non ha escluso nessuno.

Vivere il festival dimostra che la diversità non è quasi mai una barriera, che quando si ha uno scopo e tutti hanno la volontà di raggiungerlo, niente può ostacolare la sua realizzazione. Oltre alla possibilità di lavorare in gruppo, di vedere come davvero “l’unione fa la forza”, la cosa più bella è vedere gli spettatori divertirsi: tanto lavoro, da parte di tutti, ripagato con un sorriso è davvero una soddisfazione. E per chi si chiede quale forza spinge ogni anno queste persone a lavorare per questo festival: “Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia.” cit. Friedrich Nietzsche.

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