“Ciclogustando” la pedemontana: da Aviano a Polcenigo

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La mobilità automobilistica può solo in parte restituirci quello che la pedemontana pordenonese offre; la velocità ci regala sensazioni sicuramente piacevoli, che ci fanno perdere tuttavia il piacere della scoperta, della lentezza, del silenzio e del gusto.
Esistono percorsi immersi in una natura che ci sembra di non aver mai visto, nonostante siano i classici luoghi dietro l’angolo; succede anche tra Aviano e Polcenigo.

Partendo da Aviano in sella alla bicicletta, si lascia il centro cittadino e ci si addentra nel borgo di Castello d’Aviano, custode di una storia secolare, che parte dal X secolo d.C. con la costruzione del Castello che domina la pianura. Di questo spazio fortificato rimane poco rispetto alla importante struttura originaria, anche se ne è percepibile l’imponenza dalla estesissima visuale che si ha dal belvedere lungo la strada. Presso il cimitero sorge la trecentesca chiesa di Santa Giuliana, che contiene una serie di affreschi con influssi bizantini e post-giotteschi, tra le più rilevanti nel Friuli-Venezia Giulia. Questo piccolo borgo è ricco di altri gioielli artistici come il ciclo di affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo presso la Chiesa di San Gregorio e architettonico-paesaggistici come Villa Policreti, il cui nucleo iniziale risale al 1500 e venne poi ampliata e arricchita dal grande parco, tra i più belli in regione.

Da Castello percorrendo la FVG 3, si lascia la strada condivisa con le auto ed inizia l’immersione nella natura grazie alla presenza di questo percorso ciclabile. Raggiunto il territorio di Budoia, costeggiando diversi maneggi, la ciclabile assume un’atmosfera insolita: la foschia delle prime giornate di sole dopo l’inverno, il profumo della terra umida, il solo rumore delle ruote e degli animali presenti nei dintorni ci accompagna fino al brusco incrocio con la strada carrabile.

Superata la stazione ferroviaria Budoia-Polcenigo recentemente ripristinata, con una leggera salita si percorre il tragitto costeggiando Colle Santa Lucia e ci si addentra nelle viuzze del borgo di San Giovanni di Polcenigo fino a raggiungere il Parco Rurale di San Floriano, unico nel suo genere in Italia, attraversabile in bicicletta e che al suo interno raccoglie una ricca fattoria con animali, diversi tipi di coltivazioni, con produzione e vendita di alimenti propri e punti di ristoro; alla sommità del colle una chiesetta antecedente all’anno Mille conserva una serie di pregevoli affreschi.

Il parco offre una comoda scorciatoia nella natura, verso il sito palafitticolo di Palù di Livenza, Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2011. Si tratta di un’ampia zona di risorgiva tra Polcenigo e Caneva, dal quale nasce appunto l’omonimo fiume. Fu sede di un importante insediamento nel Neolitico che ha lasciato tracce di numerosissimi pali lignei nel terreno e di materiale litico e ceramico, visibili al Museo Archeologico del Friuli occidentale di Torre di Pordenone, ma moltissimi resti fanno riferimento ad una epoca ancora precedente, il Paleolitico superiore (12.000-10.000 a.C).
Il sito, già sede di culto legato all’acqua e alla fertilità, in epoca più recente, nel XII ha visto la costruzione della chiesa della Santissima Trinità, che oggi si presenta con fattezze cinquecentesche, arricchita all’interno da un prezioso altare ligneo che ospita la Trinità circondata da angeli di Domenico da Tolmezzo (1494).

Costeggiando il corso d’acqua e proseguendo lungo il percorso indicato, si al bivio che in precedenza ci ha portato a San Floriano e, invece di imboccare la pista ciclabile, se si seguono le indicazioni per il centro, si entra nel centro storico di Polcenigo, uno dei borghi più belli d’Italia. Al Borc, nella parlata locale, è punto cardine in un paesaggio sia naturale che antropizzato perfettamente conservato, che ben si adatta al turismo lento: siamo a poca distanza da bellezze naturali come la foresta del Cansiglio con i suoi inghiottitoi carsici e a pochi passi dal Gorgazzo, affascinante e misteriosa sorgente.
La bellezza di Polcenigo è costituita da architettura spontanea di ciotoli locali, ma anche di antichi palazzi nobiliari come il settecentesco palazzo Fullini-Zaia, palazzo Salice Scolari con il suo caratteristico giardino all’italiana e palazzo Zaro.
Tra le buie e irte vie del borgo, si respira un’atmosfera senza tempo; il Castello domina il tessuto urbano e quando, usciti dai vicoli sassosi siamo colpiti da una luce abbagliante, mettiamo a fuoco la sua bellezza stratificata che sembra quasi un monito; il castello, infatti, ha subito diversissime trasformazioni, fino a soccombere all’abbandono totale.

Da un contesto pedonale passiamo ora ad una piazza, crocevia e pargheggio per le auto. La piazza tuttavia è cuore vivo del borgo: su di essa, e non solo, si affacciano importanti attività che negli ultimi anni sono fiorite proprio in questo piccolo centro: si passa dall’artigianato di design di Delamont, alla produzione dei liquori con materie prime locali Fred Jerbis, al consumo e vendita di prodotti enogastronomici tipici, nell’ambiente vintage e giovane della Taverna del Castello. Ci fermiamo qui a sorseggiare l’aperitivo della casa a base di bitter allo zafferano prima di riprendere la bicicletta e tornare costeggiando la linea ferroviaria recentemente ripristinata fino ad Aviano.

 

Foto di copertina: Mattia Carbone

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